LINER NOTES dal CD “ BASS EXPRESS “ – Marcello
Sebastiani ( Drcastle CDD0 029 – 2009 )
Bass Express č un album coraggioso perché
evita di circoscriversi alla musica afroamericana e proietta la riflessione
sonora sul contrabbasso in una dimensione planetaria (America, Europa,
Asia) e lungo l’asse del tempo, giungendo al 1723 (La Sonnerie de
Sainte-Genevičve du Mont de Paris di Marin Marais – allievo di G.B.
Lully), dopo aver accarezzato il ‘900 con quattro preludi di Erik Satie. A ben
vedere l’album ha un’impaginazione precisa, accurata, narrativa che
impedisce – almeno artisticamente - un ascolto con sequenze casuali. I
primi quattro brani sono riletture, arrangiamenti, adattamenti di brani del
repertorio classico. Segue una sorta di bridge jazzistico (C.Q.)
che porta a tre composizioni ispirate all’India, tre mantra contrabbassistici
con centri tonali diversi, scritti da Sebastiani. Ancora un bridge,
la partitura di Marais e si arriva ad altri tre pezzi, questa volta
marcatamente jazzistici ( la coltraniana Equinox e l’ellingtoniana In a Sentimental Mood, piů l’originale Bass
Express). Nella macrostruttura dell’album č prevista una coda,
con una melodia del folclore abruzzese che chiude il cerchio. Si tratta, in
definitiva, di una sorta di album multitematico schematizzabile come segue:
brani classici / bridge jazzistico / brani indiani / bridge classico /
brani jazz / coda folk. Un’intera carriera sonora, un’intera esistenza vengono, cosě, sintetizzate. Le scelte di repertorio si
riflettono – con luminescenze diverse – in quelle strumentali e
stilistiche: in ambito classico, Marcello Sebastiani usa di frequente le
sovraincisioni e si divide tra archetto e pizzicato, spesso
sovrapponendoli; in ambito etnico e jazzistico prevale il pizzicato e
scompaiono le sovraincisioni, come a voler accentuare il concetto di composizione
istantanea, di performance seppure mediata dallo studio di
registrazione. Nella reale dinamica dei brani, tuttavia, gli stili non sono
rigidamente separati, anzi si intrecciano in modo imprevedibile creando la
policromia che contraddistingue Bass Express. I quattro preludi di
Erik Satie (Chevaliers normands ed une jeune demoiselle; Prčlude
d’Eginhard; Le Nazarčen; IIčme Prčlude du Nazarčen) hanno
un carattere meditativo, con timbri che mutano ma
tendono allo scuro. Le variazioni in pizzicato introducono inquietudini
ritmiche, generando un’elastica tensione che non snatura
– ma attualizza – le pagine di Satie. Nell’austero e marziale pezzo di
Marais la
sovrapposizione del pizzicato all’arco stempera l’andamento
metronomico, viene via via
scardinato a livello di esecuzione e mediante improvvisazione.
La
componente jazzistica di Sebastiani si rende palese in C.Q., brano
bitematico (in realtŕ due sezioni timbrico-tematiche); qui, al di lŕ dei
riferimenti mingusiani, si esaltano l’autonomia e la ricchezza espressiva
del contrabbasso che narra e canta. Nei tre mantra č la dimensione
orizzontale del fraseggio che conduce ad una grande libertŕ, appena
trattenuta dall’attrazione dei centri tonali gravitazionali; note
ribattute con microvariazioni e incedere sitaristico conferiscono ai brani
una dimensione intimamente indiana, frutto di approfondite esperienze
sonore a fianco del tablista Badal Roy. Non č un caso che la composizione
originale Bass Express sia stata scelta
come titolo dell’intero album: l’incalzante giro di basso che ne
costituisce la cellula-base lascia il posto all’improvvisazione, portando
all’apoteosi di un solismo che mantiene la sua soliditŕ strutturante. Il
ruolo storico del contrabbasso si sposa ad una dimensione di
invenzione, senza per questo rinunciare ad essere pilastro della musica. Č
cosě anche per Equinox e In a
Sentimental Mood, dove melodia, armonia, impasti timbrici sono
suggeriti e fatti intravedere con una felice scelta di tempo e di gusto. Delicatissima, memoriale, lirica č la coda di Tutte
le funtanelle.
Luigi Onori